La Fortezza della Brunella e il territorio della Lunigiana
La Lunigiana è una regione di 950,96 Kmq nell'estrema Toscana settentrionale e compresa nel bacino idrografico del fiume Magra.
In passato i suoi confini coincidevano con la diocesi di Luni, estendendosi da Levanto fino a Massa.
Per la sua particolare posizione tra Liguria, Toscana ed Emilia viene considerata dal punto di vista etnico una zona di transizione, che si differenzia da queste tre regioni anche per le caratteristiche climatiche e paesaggistiche.
L'AMBIENTE FISICO
I caratteri morfologici della Lunigiana sono assai complessi e spesso di difficile interpretazione. Gli elementi morfologici principali sono rappresentati da gruppi montuosi (porzione iniziale dell'Appennino tosco-emiliano, le Alpi Apuane a S.O. di questo e la parte sud-orientale dell'Appennino ligure) e da fosse tettoniche (quella della Spezia, del medio e basso corso del Magra e del medio corso del Vara).
Rilievo dell'Appennino tosco-emiliano
E' formato da montagne di altezza superiore ai 1500 m., con punta massima sull'Alpe del Succiso (2017 m.), la natura del terreno è prevalentemente arenacea con banchi immersi verso N.E. che comportano un'asimmetria della catena (versanti tirrenici assai ripidi e padani meno acclivi).
Rilievo apuano
Noto per la forma aspra delle sue montagne, costituite per la maggior parte da ammassi calcarei privi di vegetazione e solcati da profonde valli.
Rilievo dell'Appennino ligure
Non si identificano assi direzionali predominanti; verso occidente i rilievi terminano bruscamente in mare, costituendo la regione delle Cinque Terre.
L'altezza generale dei rilievi e le elevate precipitazioni meteoriche sono condizioni favorevoli per l'instaurarsi di regimi torrentizi particolarmente violenti che hanno provocato profonde incisioni nei rilievi.
I due principali corsi d'acqua sono il Magra e il Vara, che scorrono in vallate originatesi in seguito ai movimenti tettonici che hanno determinato l'orogenesi appenninica.
La Lunigiana è una delle regioni geografiche italiane a maggior piovosità, perciò, anche se ogni vallata presenta un proprio microclima determinato dall'altezza e dalla posizione dei rilievi, il clima è considerato di tipo umido.
L'AMBIENTE BIOLOGICO
La complessa morfologia della Lunigiana crea gradienti climatici differenti, determinando una flora molto ricca che va dalle sclerofille come il leccio (Quercus ilex L.), il corbezzolo (Arbutus unedo L.), la ginestra (Spartium junceum L.), il pungitopo (Ruscus aculeatus L.) tipicamente mediterranee a piante adattate a climi molto più freddi come il faggio (Fagus sylvatica L.), il sorbo montano (Sorbus aria (L.) Crantz), il maggiociondolo (Laburnum alpinum (Miller) Berchtold et Presl), molto diffuso il castagno (Castanea sativa L. ).
con numerosi stadi intermedi.
La Lunigiana possiede un ricco patrimonio faunistico.
Il Magra e i suoi affluenti sono caratterizzati da una fauna ittica piuttosto varia e interessante
Con la presenza del Cavedano (Leuciscus cephalus (L.) sia nelle acque correnti che in quelle ferme e il Vairone (Leuciscus souffia Risso), l'Anguilla (Anguilla anguilla (L.), che popola perfino le condotte e i canali di irrigazione e il Barbo (Barbus barbus L.)
Specie di acque correnti e ossigenate sono la Trota europea (Salmo trutta L. ), e quella iridea (Salmo gairdneri Rich.). Presente la Biscia dal collare (Natrix natrix helvetica (Lac.) e la Vipera comune o Aspide (Vipera aspis aspis (L.) negli ambienti più disparati, dalle sassaie montane alle zone incolte.
Il popolamento ornitico si presenta assai ricco in specie grazie alla presenza di un così grande numero di ambienti diversi: nell'intero territorio della Lunigiana sono state individuate ben 99 specie nidificanti.

Sono presenti il Tritone alpestre (Triturus alpestris apuanus (Bp.), la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra (L.), la Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata (Lac.), il Ramarro (Lacerta viridis viridis (Laurenti), la Lucertola muraiola (Lacerta muralis (Laurenti), l'Orbettino (Anguis fragilis L.) in zone coltivate e nelle radure.
Questa regione rappresenta un punto obbligato di passaggio delle correnti migratorie tra l'Africa e l'Europa attraverso il Mediterraneo; le zone particolarmente interessate sono rappresentate soprattutto dagli ambienti umidi degli alvei fluviali e dalle aree coltivate aperte (prati, pascoli, seminativi).
I mammiferi più comuni sono la Volpe (Vulpes vulpes L.), la Donnola (Mustela nivalis L.) e la Faina (Martes foina (Erxleben), la Lepre (Lepus europaeus Pallas), la Talpa europea (Talpa europaea L.), alcune specie di Toporagno (Sorex minutus L., S. araneus L.) e il Riccio (Erinaceus europaeus L.), molto comune su tutto il territorio, specialmente nelle zone coltivate.
CENNI STORICI E VIA FRANCIGENA
Intorno all'anno mille da ogni angolo d'Europa anonimi pellegrini, mercanti ed ecclesiastici intrapresero faticosi viaggi per visitare la tomba degli apostoli a Roma, la Terra Santa e Santiago di Compostela, laddove si credeva finisse la terra.
Tra gli itinerari più antichi quello tramandato da Sigerico -Arcivescovo di Canterbury- risale al 990-994 ed è conosciuto come "Via Francesca" o "Via Francigena" o "Via Romea".
In Lunigiana questa prima grande strada europea trovava la facilità di comodi valichi, di ospitali per il riposo, di vivaci borghi mercantili e, dopo il faticoso attraversamento delle Alpi e delle sterminata pianura Padana, offriva al pellegrino il libero orizzonte del mare, con porti da cui imbarcarsi per Roma, la Terra Santa o la Spagna e con facili strade verso le colline toscane. Il tratto lunigianese della Francigena, da Monte Bardone a Porta Beltrame, con la sua variante per Lucca (Via del Volto Santo), fu per secoli l'itinerario più agevole e più frequentato tra il cuore dell'Europa e i luoghi della Cristianità.
Su queste strade di Lunigiana passarono pellegrini e potenti, mercanti ed eserciti: del loro passaggio ancora parlano castelli, pievi, borghi murati, piccole chiese sperdute nel verde.

Ad Aulla l'Abbazia di
San Caprasio fondata nell'884 conserva l'abside originaria, vista da Sigerico, mentre la Fortezza cinquecentesca della Brunella ricorda la necessità di controllare un nodo viario fondamentale fin dall'antichità.
Dal museo di Storia Naturale che illustra gli ambienti naturali della Lunigiana l'itinerario prosegue
nell'antica abbazia di San Caprasio, dove è documentata la più che millenaria presenza di insediamenti umani alla confluenza tra Magra e Aulella. Nel luogo dove sostò l'arcivescovo di Canterbury intorno al 990, gli scavi archeologici hanno restituito la monumentale tomba dell'anno mille contenente le reliquie di san Caprasio, i resti della chiesa del IX secolo fondata nell'anno 884 da Adalberto di Toscana, la sala capitolare e una porzione del chiostro.
L'attuale chiesa è stata costruita tra la fine del X secolo e gli albori dell'XI e si è conservata pressochè integra nel suo impianto a tre absidi.
L'abbazia di Aulla è un luogo simbolo del pellegrinaggio medievale, un luogo dove l'uomo in cammino poteva trovare l'accoglienza dei monaci e le protezione del Santo, ma anche un luogo dove i pellegrini della Via Francigena sono ancora accolti e possono ancora raccogliersi in preghiera, come fece Sigerico, di fronte alle reliquie di quel Santo che sulle isole provenzali di Lerins fu guida spirituale dei santi Onorato e Venanzio.
Per motivazioni spirituali, prima ancora che per testimoniare il corso della storia, si è scelto di lasciare in vista lo scavo dell'area presbiteriale con la tomba del Santo, il reliquiario in stucco, le testimonianze di una importante presenza di un culto cristiano mai ininterrotto dal primo insediamento del secolo VII-VIII fino ai giorni nostri.

Nelle sale espositive si articola il racconto della vicenda del Santo provenzale, della vita dell'abbazia e delle testimonianze del passaggio dei pellegrini.
Gli abiti filologicamente ricostruiti di un monaco dei primi secoli (quale fu Caprasio), di un abate benedettino e di un pellegrino introducono alla scoperta degli oggetti rinvenuti nel corso degli scavi. Sono esposti i manufatti in marmo appartenuti all'arredo liturgico delle chiese altomedievali e medievali, i superstiti marmi di epoca romana riutilizzati nelle murature e nei pavimenti delle chiese, i capitelli in arenaria dei secoli XI-XIII, tra i quali lo splendido esemplare con draghi opera dello scultore padano Oberto Ferlendi ed grande semicapitello con la raffigurazione di un demone ; le ceramiche di uso domestico appartenuti alla mensa abbaziale, i corredi funebri del sepolcreto.
Di grande interesse storico sono le numerose monete medievali ritrovate attorno alla tomba del Santo, lasciate per fede e devozione dai pellegrini .
Nel chiostro una cisterna di epoca bizantina attesta la preesistenza di un insediamento che ha preceduto l'impianto dell'abbazia, ma tracce ancora più antiche della presenza dell'uomo sono i reperti romani , mentre due frammenti bronzei risalenti al secolo VII a. C., che sono risultati essere scarti di lavorazione, sembrano attestare la presenza in loco di un'officina delle antiche popolazioni liguri-apuane .
Il percorso di visita al complesso monumentale dell'abbazia si conclude all'interno del ritrovato chiostro dove è stato allestito un piccolo giardino con le piante della Bibbia ( olivo, vite, palma, cipresso, melograno, roseto, fico ) e le aromatiche e medicinali coltivate nei monasteri.